Expo 2015 Chapter 2

Nel primo capitolo di quest’avventura, vi ho dato qualche dritta, sulla base della mia esperienza, per poter migliorare la vostra e scegliere il momento migliore in cui andare, sempre che ancora dobbiate andare! (Se così fosse però sbrigatevi a decidere, perché nonostante le richieste di prolungamento e le voci che girano, expo chiuderà i battenti improcrastinabilmente il 31 ottobre!)
Oggi il racconto continua con quello che siamo riusciti a vedere, assaggiare, con quello che è stato il nostro modo di approcciarci ad expo e con qualche ulteriore suggerimento!
Per poter gustare quante più cose strane sconosciute o anche conosciute, ma comunque di difficile reperibilità qui in italia, la scelta è stata quella, per quanto possibile, di prendere una porzione e dividerla fra tutti i partecipanti alla gita.
Questo ci ha permesso di contenere le spese, ma mangiare un a sacco di cose buone!
Se mi chiedete le cosa più strana che ho assaggiato, vi risponderei certamente il succo di baobab dalla consistenza simile a quello della pera, ma dal gusto assolutamente non paragonabile ad altro, o il the fatto con una stranissima erba angolana della quale nemmeno ricordo più il difficilissimo nome.

La cosa più buona? in questo caso vi risponderei certamente l’hamburgher di tartare di fassona e cipolle caramellate (al track italian street burger al punto 140), a pari merito con la creazione di chef Oldani per expo 2015 (punto 16), il risotto allo zafferano e panettone, delicato, a cavallo tra dolce salato, ma con un ottimo equilibrio di gusto.

Cosa potete invece assolutamente risparmiarvi di assaggiare? Lasciate stare il panino con l’aragosta, potenzialmente squsito se non fosse per il quintale di maionese in cui è annegato il tanto decantato astice del Main, pollice verso, non mi è piaciuto per niente!
Lasciate perdere anche gli hamburgher dei tracks americani, dovrebbero saper fare bene una cosa, ma non gli riesce nemmeno quella, molto meglio quelli italiani!

Sempre ottimo il cibo libanese, con i fantastici dolcetti, che è meglio gustare lontano dai pasti, sicuramente li apprezzerete di più! Queste piccole “bombe” caloriche sono ricche di frutte secche sfoglie e miele…. da leccarsi i baffi.

Per la colazione si possono mangiare i croissant alla boulangerie fuori dal padiglione francese, forse saranno scontati, ma sono sempre insuperabili, oppure potete togliervi la voglia di pancake con quelli mini proposti nel villaggetto dei tracks dei Paesi Bassi, ricoperti di Nutella (… non molto tipica dei paesi bassi).
Di molto tipico ad un prezzo contenuto potete provare i patacon o patacones, che dir si voglia a seconda di dove vi troviate in sud america, snack a base di platano fritto schiacciato e rifritto, qui proposti dal padiglione della Colombia, oppure provare i pao de queijo al sempre superaffolato padiglione del Brasile, o le polpette di quinoa equadoregne!
Per il pranzo o la la cena si può spaziare tra ristoranti, chioschi o track food! ce n’è per tutti i gusti e per tutte le tasche non è vero che mangiare ad expo è solo roba da ricchi, decidete cosa volete provare e buttatevi nella mischia, perché sicuramente ci sarà della fila da fare.
Ma c’è spazio anche agli addict dell’aperitivo, la terrazza Martini con entrata da piazza Italia offre oltre allo splendido panorama dell’expo dall’alto, anche un bell’assortimento di cocktail ovviamente tutti a base di Martini con in accompagnamento un piattino di sfiziosi assaggini misti!

 

Per visitare i paglioni sono convinta sia necessaria una strategia, forse penserete che sono pazza, ma quando sei lì tempo vola tra file, attraversamenti di Decumano ed indecisioni varie, quindi almeno qualche punto fermo bisogna averlo. Mentre facevano la fila all’ingresso principale sentivo parlare la gente intorno a me, qualcuno ha detto “che strategia adottiamo?” e l’amico gli ha risposto “vediamo tutti i padiglioni dove c’è meno fila”, certo, se vuoi vedere solo quelli più brutti è certamente la scelta migliore!!!

La nostra strategia è stata diversa e devo dire che ha portato i sui frutti, per cui ve la consiglio. Decidete prima quali sono i padiglioni, tra quelli super gettonati (che prevedono dalle min. 2 alle max 6 ore di fila), che assolutamente non volete perdervi, fatto questo vi dò due dritte su quali siano gli orari migliori per visitarli e pianificateli di conseguenza:

  •  appena entrati (le porte ora si aprono alle 9:00, anche qui una bella mezzora di fila non ve la leva nessuno) dirigetevi immediatamente verso uno di quelli che avete messo nella lista degli irrinunciabili e mettervi subito in attesa, all’apertura la fila sarà ancora accettabile, in questo modo noi siamo riuscite a vedere il padiglione degli Emirati Arabi Uniti (il più bello di tutti in assoluto) con una fila di solo 1 ora e 50 min;
  • tra le 18:00 e 19:00 c’è un po’ di tournover dei visitatori, quindi anche questo è un buon momento;
  • in ultimo verso le 20:15, tenendo presente che molti padiglioni chiudono le file alle 20:30 per chiudere definitivamente alle 21:00 è un altro buon momento. In questo orario noi siamo entrate senza un briciolo di fila nel padiglione zero!

Una curiosità, dentro ad ogni padiglione vige la legge dello stato relativo!!!

Per una carrellata di foto vieni a trovarmi sull’album dettagli di expo su faceboook cliccando qui
Quanti padiglioni siamo riusciti a vedere in due giornate ed una sera?
Padiglione zero come introduzione, Paesi Bassi famosi per fare feste tutte le sere, Emirati Abari Uniti dalle forme sinuose come il deserto, coloratissima Cina, Polonia giardino pensile da scoprire, Francia dal naso in su, Ungheria, Regno Unito dove il ronzio delle api era però sovrastato dal ronzio delle troppe persone, Argentina dove siamo rimasti affascinati da uno splendido tango in chiave moderna suonato con percussioni e strumenti non proprio convenzionali, Austria col suo bosco umido molto affascinante di sera, Piazza della Biodiversità dove ci simo fatti prendere da giochi sensoriali, Indonesia piccolo ma stracolmo di spezie, inavvicinabile Giappone dove abbiamo visto solo la struttura da sopra, Turkménistan dove la parte più interessante è certamente il tetto, Estonia dalle altalene che producono energia, la riflettente federazione Russa, Monaco e il suo acquario di meduse, Turchia l’unico senza fila mai perché tutto all’aperto, Stati Uniti dalla cui terrazza si può vedere benissimo e senza fila lo spettacolo dei giochi d’acqua della bocca della balena del Kuwait, passeggiata energetica sul tetto della Germania, Ecuador coloratissimo e luminoso, Slovakia dove sono sicuramente più interessanti le sculture all’esterno che l’allestimento interno, curioso il sultanato dell’Oman, Quatar dal rapporto fila interesse sproporzionato, Angola sorprendente, Venezuela dai ritmi latini, Marocco purtroppo solo il bellissimo giardino esterno.
Devo dire che una delle cose che mi è piaciuta di più è stata sicuramente la cura per il verde, per i giardini a terra, verticali o pensili che fossero, in settembre erano ancora bellissimie gli alberi erano pieni stra colmi di frutti, mi dispiacerebbe moltissimo che a fine expo tutti questi alberi facessero una brutta fine.
In ultimo l’unica critica che mi sento di sollevare è relativa al fatto che mancava la ricerca e la proposta della vera qualità italiana, quella dei piccoli produttori che producono con amore, forse una proposta di nicchia, ma che fanno la vera differenza della bontà del cibo italiano. Questa pecca la considero davvero un’opportunità mancata, capisco che le grandi marche che hanno fatto da sponsor dovevano avere un loro spazio, ma questo non voleva dire escludere i piccoli, anzi poteva essere un’occasione per dargli una visibilità e lanciarli a livello mondiale.
Spero davvero di avervi fatto venire voglia di expo, provare per credere!!!

3 pensieri riguardo “Expo 2015 Chapter 2

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